
Autore: Banca Widiba
Data di pubblicazione: 22 giugno 2026
Banche centrali: scelte complesse in uno scenario incerto
Banca centrale europea e Federal Reserve hanno deliberato, a seguito delle riunioni di giugno, in merito ai tassi di interesse. Decisioni complesse in un momento storico particolarmente incerto: quello di una guerra che ha avuto implicazioni economiche di portata globale, ma di cui si ravvisa una possibile conclusione.
Le implicazioni economiche si manifestano in primis in un’inflazione in crescita, a fronte della quale le banche centrali sono chiamate a intervenire in base al loro mandato. E così è effettivamente accaduto per la Bce, che l’11 giugno 2026 ha aumentato i tassi di interesse di 25 punti base. Per quanto riguarda la Fed, invece, l’atteggiamento è stato più attendista in data 17 giugno: ha infatti mantenuto i tassi invariati.
Bce: rialzo guidato dai dati
Come già anticipato, l’11 giugno la Bce ha aumentato i tassi di 25 punti base, portando il tasso di riferimento sui depositi al 2,25%. La decisione era fortemente attesa dai mercati e dagli investitori: non ha dunque regalato sorprese particolari.
In passato, la banca centrale aveva avviato un ciclo di aumento dei tassi a partire da luglio 2022, con 10 rialzi consecutivi, per poi ridurli, da giugno 2024, per otto volte. Quello avvenuto l’11 giugno è quindi il primo rialzo dopo una lunga serie di tagli.
“La decisione che abbiamo preso è stata una decisione unanime e senza riserve”, ha affermato Christine Lagarde, presidente della Bce. Una decisione dettata dai dati, in particolare quelli sull’inflazione, salita al 3,2% secondo quanto rilevato a maggio.
A guidare la scelta sono state anche le previsioni future per l’Eurozona, non particolarmente rosee: l’inflazione complessiva è infatti attesa in media al 3% nel 2026.
Ciò nonostante, lo scenario di base sulla crescita prevede un Pil in aumento dello 0,8% nel corso di quest’anno.
Anche le decisioni future resteranno ancorate ai dati e verranno prese riunione per riunione: questo ha precisato Lagarde, evitando di lasciare trapelare l’approccio futuro. A tal proposito, la prossima riunione si terrà il 23 luglio.
In ogni caso, vale la pena ricordare che la decisione della Bce è stata presa poco prima che venissero ufficializzate comunicazioni in merito a una possibile risoluzione del conflitto in Iran, al contrario, la decisione della Fed è avvenuta dopo. L’auspicata fine dell’escalation inevitabilmente crea uno scenario macroeconomico differente, ma questo chiaramente non significa che le conseguenze della guerra si possano cancellare dall’oggi all’indomani.
Fed: tassi invariati e cautela
La Fed si è riunita, il 17 giugno, per la prima volta sotto la nuova presidenza di Kevin Warsh. Diversamente dalla Bce, ha adottato un approccio meno aggressivo, mantenendo i tassi invariati.
Nonostante Warsh sia gradito a Trump, così come la decisione presa durante l’ultima riunione, il nuovo presidente della Fed ha fermamente dichiarato la sua indipendenza rispetto alla politica statunitense.
La banca centrale ha agito in maniera meno aggressiva pur non trovandosi in un contesto inflattivo favorevole: l’inflazione Usa a maggio, misurata dal CPI, era del 4,2%.
A giustificazione di una scelta cauta però, occorre considerare che il mercato del lavoro mantiene una certa solidità. L’occupazione statunitense infatti cresce in linea con la forza lavoro e il tasso di disoccupazione è rimasto pressoché invariato.
Occorre anche ricordare che il nuovo presidente della Fed ha segnalato un minore ricorso alla forward guidance, cioè lo strumento con cui la banca centrale orienta le aspettative dei mercati sulle proprie mosse future, che saranno chiare solo in occasione della prossima riunione il 29 luglio.
Implicazioni per i portafogli
Per quanto riguarda il portafoglio, rimanere prudenti sul mercato obbligazionario può rivelarsi coerente con un possibile rialzo dei tassi. Questo implica non esporsi troppo sulle lunghe scadenze, più sensibili alle variazioni dei tassi.
Sotto osservazione è poi il settore dei servizi finanziari europeo: in un contesto in cui i tassi sono in aumento, questo comparto ha il potenziale per trarne beneficio. Tassi più elevati, infatti, significano condizioni più vantaggiose per le banche, sui prestiti alle altre banche e ai privati.
In ogni caso, il consulente finanziario è la persona indicata per prendere decisioni riguardo al proprio portafoglio in un contesto fortemente incerto come quello attuale.
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